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L’attività medica nelle baraccopoli del Kenya al centro dell’apertura dell’Anno accademico

foto gruppo
Dr. Morino

Aula Fleming Si è svolta durante la mattinata del 28 ottobre 2019 la lectio magistralis di apertura dell’anno accademico 2019/20, con la presenza del dott. Morino, direttore del Neema Hospital di Nairobi, nonchè fondatore della World Friends Onlus, con il quale, da alcuni anni, collaborano la prof.ssa Maria Paola Canevini ed il prof. Giovanni Felisati, docenti del nostro Dipartimento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute e le aspettative di vita degli abitanti delle baraccopoli.

Hanno portato i saluti istituzionali il Rettore, prof. Franzini, il quale ha sottolineato l’importanza che hanno ancora gli ospedali pubblici nel nostro sistema ed il ruolo che ha il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, che forma donne e uomini ancora prima di medici, ed il prof. Centanni, Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute, che ha invitato gli studenti a fare tesoro di tutto quello che studieranno nel percorso che li porterà ad esercitare la professione “più bella del mondo”.

“Vorrei dedicare la prima parte di questa lezione – ha esordito il dott. Morino - a tutti i medici che continuano ad operare e ad essere attivi sotto le bombe, che, a volte, non sono l’unico nemico; la salute è un diritto umano fondamentale, ma per arrivare all’esercizio di questo diritto occorre capire il contesto di Nairobi e del Kenya”. Questo contesto è costituito da ricchezze smisurate e povertà profondissima. Il 65% della popolazione vive nelle baraccopoli. Mancano l’acqua, i servizi. Il 20% delle giovani donne sono analfabete. Dove non ci sono i libri, ci si arrangia in altri modi. In alcuni quartieri vi sono “murales” con illustrazioni di Anatomia. Si stimano 150 decessi ogni 1000 under 5. La povertà è da considerarsi come una malattia: “Consuma le vite, erode le risorse mentali, crea fratture all’interno della società”.

Il dott. Morino ha raccontato, con soddisfazione, che l’ospedale non è una cattedrale nel deserto, ma che invece sono presenti servizi organizzati sul territorio: “per esempio - ha aggiunto - in 7 diversi slum, ci sono punti di maternità dove operano paramedici, formati da noi; per quanto riguarda i servizi di carattere specialistico, di otorino e di elettroencefalogramma, siamo riusciti, grazie al decisivo intervento dei proff. Canevini e Felisati, a fornire servizi prima impensabili”.

Diverse le domande degli studenti al termine della presentazione, a cui, con piacere, ha risposto il dottore di origini piemontesi, invitandoli a considerare sempre la salute degli esseri umani, meno diseguale, come fine della propria professione: “La speranza è che i medici e gli infermieri – ha concluso il dott. Morino - al Neema Hospital così come in tutto il mondo, considerino la Medicina come una missione e non come un commercio”

Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso
Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.
Se anche una zolla venisse lavata via dal mare,
la Terra ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: Suona per te.

Meditazione XVII, John Donne

 

30 ottobre 2019
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