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Il dott. Bartolo da Lampedusa per l’apertura dell’anno accademico

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Ecco le parole del dott. Bartolo che si presenta in vista dell’evento di venerdì 4 novembre al polo San Paolo in aula Fleming per l’apertura dell’anno accademico.

 

Il mio nome è Pietro Bartolo e sono nato a Lampedusa il 10/02/1956 in una numerosa famiglia di pescatori. Ho trascorso interamente la mia infanzia a Lampedusa percorrendo sull’isola le varie tappe dell’educazione scolastica fino alle scuola medie. All’età di tredici anni mi sono trasferito a Trapani per frequentare il liceo scientifico e sono rimasto in questa città fino al terzo anno quando ho deciso di spostarmi a Siracusa per completare gli studi liceali. Durante questi anni, rientrato a casa per le vacanze estive, ero solito imbarcarmi come marinaio sul peschereccio di mio padre che portava il nome “Kennedy”. A Siracusa ho avuto la fortuna di incontrare sui banchi di scuola Rita con la quale ho condiviso il seguito dei miei studi fino alla laurea che abbiamo entrambi conseguito nel 1983 presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Di Catania. Subito dopo la laurea ho sposato Rita dalla quale ho avuto tre figli. Nel 1987 ho conseguito presso il suddetto Ateneo la specializzazione in Ginecologia e Ostetricia con il massimo dei voti. Dopo aver completato il mio percorso di formazione ho iniziato a lavorare presso cliniche private a Catania e nella vicina Siracusa. Tuttavia, dopo poco tempo ho preferito ritornare sulla mia isola con mia moglie e la mia primogenita. Qui ho iniziato a prestare la mia opera per la popolazione di Lampedusa. Nel 1991, avendo vinto un concorso pubblico, sono entrato a far parte del Sistema Sanitario Nazionale rivestendo da quella data la carica di Dirigente Medico presso il Presidio di Lampedusa. Proprio nel 1991 Lampedusa è divenuta porta d’ingresso all’Europa per i numerosi migranti africani che da allora hanno iniziato a raggiungere le nostre coste. Fin da subito ho deciso di offrire volontariamente il mio contributo per accogliere e curare tutti coloro che si sono avventurati per mare alla ricerca di una vita migliore, e, ancora oggi, sono impegnato attivamente nell’accoglienza. Ho avuto la fortuna di salvare molte vite, far nascere bambini ma, allo stesso tempo, ho dovuto confrontarmi con circostanze meno liete quali quelle che mi hanno visto eseguire numerose ispezioni cadaveriche sui corpi di quanti non sono sopravvissuti alla traversata. Al mio arrivo a Lampedusa sono stato nominato anche ufficiale sanitario, nonché medico della C.R.I. presso l’aeroporto dell’isola, responsabile del gabinetto medico dell’Aeronautica Militare e medico scolastico. Sull’isola mi sono anche occupato dell’amministrazione comunale rivestendo la carica di Vicesindaco e Assessore alla Salute dal 1988 al 1993. L’attività da me svolta a Lampedusa per la popolazione locale e immigrata è stata premiata con diverse onorificenze tra cui: Titolo di “Paul Harris Fellow” dalla Fondazione Rotary International (2011), Premio “Nunzio Romeo” conferitomi dall’ordine dei medici di Messina (2011), Titolo di

“Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” conferitomi dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal Primo Ministro pro tempore Matteo Renzi (2014), Premio “Sérgio Vieira de Mello” conferitomi a Cracovia (2015). In ultimo nel 2015 ho incontrato il regista GianFranco Rosi, vincitore del Leone D’Oro a Venezia per il documentario “Sacro G.R.A.”, il quale mi ha chiesto l’autorizzazione a filmare momenti del mio lavoro che avrebbe, poi, inserito nel docufilm “Fuocoammare”. Ho accettato volentieri la sua proposta nella speranza di comunicare al mondo attraverso il cinema un messaggio chiaro: bisogna far comprendere che sono necessari atti concreti a coloro che sono ancora indifferenti dinanzi alla sofferenza, al dolore e alla morte di molte persone che, in cerca di un futuro migliore, mettono a rischio e, talvolta, perdono il loro bene grande più grande, la vita”

02 novembre 2016
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